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mercoledì 10 giugno 2009

Questa volta vi presento... Death Note

Quante storie trovano il loro inizio nella noia d'un dio? Se proprio vogliamo vedere, anche la nostra stessa storia, o Storia, potrebbe essere cominciata così.
Ma se il dio in questione è un dio della morte? E se il modo che ha scelto per combattere la noia è quello di far cadere nel mondo degli umani - esseri strani e molto interessanti - il suo "ferro del mestiere", ovvero il Death Note del titolo, un quaderno su cui basta scrivere il nome di una persona per far sì che questa muoia?
E infine, cosa succede se l'umano tra le cui mani capita uno strumento del genere è un ragazzo dall'intelligenza fuori dal comune, totalmente - anche lui - annoiato da questo mondo marcio, e con uno smisurato senso morale e desiderio di giustizia?

"Uccidere non può essere così facile... che diritto ho di giudicare gli altri? No, aspetta... non è quello che ho sempre pensato? Questo mondo è marcio, e coloro che portano il marcio meritano di morire! Qualcuno... qualcuno deve pur farlo, anche a costo di perdere la ragione, o la propria anima!"

E così comincia questo racconto che anzichè essere un percorso di formazione è un precipitare dentro un abisso nero, dove non è assolutamente chiaro cosa sia giusto e cosa sbagliato.

Kira (chiamato così dai media, dalla pronuncia giapponese della parola killer) uccide solo criminali e persone corrotte, con l'obiettivo di creare un mondo migliore popolato solo da persone buone. Ma lui stesso per riuscirci si fa assassino, macchiandosi dello stesso crimine per cui punisce le sue vittime, e tuttavia ponendosi al di sopra di esse. Può essere sufficiente la giustificazione che il mondo senza quelle persone malvagie è un posto migliore?

E d'altra parte colui che verrà incaricato di smascherare e catturare Kira, un altro ragazzo dall'intelligenza fuori dal comune, è un personaggio dall'inquietante bizzarria, che agisce fuori dagli schemi e per compiere il suo dovere non si pone, quasi del tutto, limiti.

Una storia oscura, ma senza neri nè bianchi, e con innumerevoli chiavi di lettura su quanto gli uomini possano essere giustizieri ed assassini, lucidi e pazzi, nè davvero buoni ma forse nemmeno completamente malvagi.
Una storia che quando finisce... manca.

Mi piacerebbe parlare del finale, perché ha un'intensità e si porta dietro tante di quelle emozioni (anche in questo caso, contrastanti) che non esprimerle è un peccato... ma non voglio rischiare di rovinarlo a chiunque non conoscesse ancora questa storia. Io per ora ho visto solo l'anime, finito ieri sera su Mtv, che se vi siete persi vi potete vedere in streaming qui (giapu con sottotitoli), ma se come me vi siete lasciati scappare il manga fortunatamente la Panini ha iniziato questo mese a pubblicarne la (ennesima) ristampa...

lunedì 4 agosto 2008

Questa volta vi presento... Il Gatto del Rabbino

Agli Ebrei decisamente non piacciono i cani. Un cane morde, corre dietro alle persone, abbaia. Ed è da talmente tanto tempo che gli Ebrei si fanno mordere, correre dietro o abbaiare contro che, alla fine, preferiscono i gatti.
Almeno, gli altri Ebrei non so, ma il mio padrone dice così.
Io sono il gatto del Rabbino.

Questa è la storia di Moujroum, un gatto color piombo, con due enormi occhi verdi a mandorla che osservano il mondo come solo un gatto sa fare. Un micio dal corpo affusolato, disegnato in modo semplice, grottesco, badando molto a ciò che il disegno deve comunicare, piuttosto che a proporzioni e bel segno.
Poi ci sono il Rabbino e sua figlia, Zlabja, dal nome che evoca dolci al miele.
Infine c'è il pappagallo, e lui non fa altro che parlare, e parlare, e parlare... senza aver nulla da dire.

Chi pensa che questa sia una storia per bambini, sbaglia. Perché il giorno in cui Moujroum mangia quel noioso pappagallo, il dono che il volatile aveva, e che sprecava, passa al gatto:
la Parola.
Non la parola vuota di chi, appunto, non ha nulla da dire. Zlabja l'aveva intuito solo guardandolo negli occhi: il gatto di cose da dire ne ha moltissime, e nessuna è buttata al vento, nessuna è casuale. Così la Parola diventa dono e dannazione.

Ciò che avviene dopo è al tempo stesso divertente e profondo, irriverente ed estremamente saggio. Moujroum è la voce della nostra coscienza, la voce della sincerità contro qualsiasi ipocrisia, ha l'indole scherzosa e la schiettezza trasparente di un bambino unita alla conoscenza del mondo e alle opinioni su di esso di un adulto.
Si parla di Verità, di Amore, di Fede, di Dio, in un modo leggero e profondo, laico, estremamente umano, e comunque permeato di saggezza, rendendo questo libro affascinante e piacevole, una lettura che diverte e fa anche riflettere, su temi tutt'altro che lontani dalla vita di tutti i giorni.

Per chi da una storia scorrevole e divertente si aspetta anche un secondo livello di lettura, carico di spunti di riflessioni profondi e coinvolgenti.

Il Gatto del Rabbino, testo e disegni di Joann Sfar, edizioni Rizzoli 24/7

martedì 8 luglio 2008

Questa volta vi presento... Koma

Sono tanti i libri (così come i film... diciamo allora le storie) che mi hanno colpito, negli anni, e mi hanno lasciato qualcosa. Sensazioni, emozioni, o anche scelte di regia, stacchi, ritmi narrativi, qualche scena in particolare.
Quando queste storie sono finite, ogni volta, oltre alla sensazione di avermi portata con loro nel mondo creato dall'autore, di avermi davvero fatto vivere un'avventura, conoscere nuovi luoghi e nuove persone, mi lasciano la voglia di scrivere anch'io qualcosa, che possa trasmettere a qualcun alrto quello che ho provato io.

Mi piace l'idea di condividere qui le storie che mi hanno colpito in questo modo... non proprio delle recensioni, non proprio dei consigli, ma anche questo; soprattutto, voglio soffermarmi sulle emozioni che mi hanno suscitato.
Sono tante, perciò andrò un po' "a caso"; ma direi che un buon modo di partire è parlare dell'ultima storia che ho letto...

Lo spazzacamino è un personaggio che stimola la fantasia: il suo muoversi sui tetti, vedendo così la città dall'alto, da una prospettiva concessa solitamente solo agli uccelli, ne fa una figura vivace e poetica; certo, il suo viso è sempre sporco di fuliggine, ma non possiamo magari considerarlo come un simbolo positivo, di una persona che con la sua vita al di sopra delle brutture del mondo, ci può insegnare a vederlo da un altro punto di vista, e a pulirlo da tutto il suo sporco?
Il papà di Addidas ("Non come le scarpe!") non ha la pretesa di essere così "alato"; lui svolge il suo lavoro, lo fa perché lo deve fare, e basta. La sua figlioletta, ancora piccola, gli è di grande aiuto per pulire i camini fin nei pertugi più stretti, dove lui è troppo grande per infilarsi.
Un uomo pratico, che ama la sua bambina nel modo ruvido di un padre rimasto solo, a cui la vita ha tolto tanto. E se tutto ciò che gli è rimasto è proprio questa ragazzina dagli occhi enormi, non lascerà nulla di intentato per cercare di capire cosa sia quella strana malattia che le fa perdere i sensi spesso e inaspettatamente. Solo che nessun dottore sa dare una spiegazione al fatto.
Poi un equivoco, e Addidas scopre che c'è tutto un mondo al di là dei camini, al di sotto di essi, giù giù nel cuore della terra. Ben più di un enorme sotterraneo, forse proprio laggiù si nascondono le risposte che sulla superficie paiono insolubili...

Già così ci sono moltissime suggestioni, a partire dal mondo dei camini, vera e propria realtà parallela a quella della città "normale"; se prima si parlava della bellezza del vivere in cima ai tetti, qua è tutta un'altra storia, i camini sono tantissimi e sputano in continuazione fumo malsano, quanto la società che piano piano veniamo a conoscere.
Poi c'è quel misterioso Grande Buco, e le persone che lo scavano, costrette a farlo senza saperne il motivo, esseri spersonalizzati e in preda alla paura, perché questo si prova nei confronti di ciò che non si conosce, soprattutto se si è costretti a farlo, tenuti prigionieri da chi sembra non avere scrupoli nel costringerli a restare lì e lavorare.
Una misteriosa organizzazione che fa tanto pensare ai servizi segreti o qualcosa di simile, alla ricerca di Qualcosa, disposta a Tutto pur di trovarla.
...e in mezzo a tutto questo Addidas, coi suoi occhi grandi, a guardare il mondo con l'innocenza e l'ingenuità di una bambina. E' proprio questa ingenuità che la aiuta, perché in certe situazioni è più utile l'istinto che l'esperienza... Una scintilla di vita in un mondo annerito dal fumo, che arricchisce la storia con momenti ironici e buffi, dialoghi brillanti e veloci, che strappano più di un sorriso, e ben più di una riflessione. Addidas e la sua strana malattia, Addidas nei camini, Addidas e "il mostro" che le spiega cosa sia il mondo al di sotto e quale sia la connessione con quello di sopra. Addidas a portare la poesia in questo mondo così verosimile per la sua crudezza, anche se simbolica, a rendere la storia onirica e impalpabile...

Unico problema, bisognerà aspettare ancora un po' per leggere la fine della storia... ma è un'attesa che val la pena attendere!

Koma voll. 1 e 2, testi Pierre Wazem, disegni Frederik Peeters, edizioni ReNoir Comics.