Visualizzazione post con etichetta Il mare sul tetto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il mare sul tetto. Mostra tutti i post

venerdì 30 ottobre 2009

Ancora sui tetti a guardare il mare...

Io tengo tantissimo a "Il mare sul tetto"... forse si era capito, mh?:)
Come ho già detto, però, se sono più che convinta della storia - intesa sia per il "cosa" succede sia per il "come" succede e per quel che vuole significare... i livelli di lettura, insomma - so bene che i disegni ed i colori sono ancora parecchio imperfetti, comunque lontani dall'idea che ho sempre immaginato... tenendo anche conto che ormai da quando avevo iniziato a disegnarlo sono passati - glom! - quasi due anni.

E così, ogni tanto, mi rimetto al lavoro riprendendo scenari e personaggi, sperando di aver raggiunto un'esperienza sufficiente per esserne pienamente soddisfatta (e che lo possano essere anche gli editor, effettivamente...)
Queste che vi mostro sono la seconda versione delle prime tre tavole, che in effetti hanno anche loro ormai un annetto (le volevo mettere qui da un bel po', e poi ci sono stati altri lavori in mezzo...) ma ora mi sembra un buon momento per tornare sul discorso!

(La vecchia tavola uno la si può trovare qui)

(qui la vecchia tavola due)

(e qui la vecchia tavola tre)
(C) Gea Ferraris


Come potete vedere ho cambiato anche qualcosa della sceneggiatura.. fatemi sapere cosa ne pensate, se volete, ogni critica è utile e interessante!


P.S.: c'entra niente, ma in effetti un po' anche sì: su questa pagina di afnews, il mio articolo sul FIBDA 2009!:)

martedì 20 ottobre 2009

L'italiana in Algeri

[che in realtà ignoro totalmente che cosa accada in questa - mi pare - opera lirica, epperò fa figo perché sembra una citazione (ma in realtà non la è perché come dicevo ignoro totalmente cosa accada eccetera eccetera)]
Insomma, eccomi qui a cercare di raccontarvi qualcosa della mia avventura algerina... a cercare, perché non è affatto facile fare un riassunto di tutto quello che è successo!!! E' stata un'esperienza davvero bellissima, con un sacco di persone che mi piacciono tantissimo e che sono felice di avere conosciuto. E in più, un bel po' di contatti.:)



Algeri è tutta bianca e blu, case alte - alcune semplici altre ricamate da un sacco di fregi e decorazioni - pressoché una parabola per finestra.
Quando vai a scuola guida impari che il codice della strada segue la regola del più forte, e a far le guide ci vai con Vin Diesel. D'altra parte l'uomo (ma anche la donna) di Algeri non ha paura del traffico e delle altre automibili, e questo lo dimostra districandosi abilmente tra le macchine anche in veste di semplice pedone (fortunatamente l'unica volta che ho attraversato la strada era in una zona poco trafficata, altrimenti sarei probabilmente ancora lì adesso).


Gli algerini sono allegri e ospitali, e hanno simpatia per gli italiani. Del resto, tutti, non solo loro, conoscono almeno una parola o una picola frase nella nostra lingua, che sia "buongiorno" o "come stai" o "la vacca che ride" (che insieme a "dov'è il bagno" rappresentava il bagaglio di italiano di un omino molto simpatico di cui purtroppo ho scordato il nome); di conseguenza, nonostante il mio francese (e il mio inglese!) alla noio vulevàn savuàr (no dai, sto esagerando) non mi sono mai trovata a disagio... e comunque ci siamo capiti un po' con tutti. Unico neo dell'essere riconosciuta come italiana? Ma lo devo proprio dire?
Ok. L'italiano è famoso nel mondo, ma non perché quattro anni fa abbiamo vinto i mondiali di calcio. Eh no.
Canadese ad algerino: "Sarkozy non sarà un dono, ma Berlusconi...".

Fumettisti da tutto il mondo, e siccome è bello quando metti insieme dei fumettisti - perché generalmente sono tutti un po' sconvolti (ma in senso buono!) e amano parlare di ciò che amano (ovvero il fumetto, il disegno, e così via) - ed è bello anche quando metti insieme gente da tutte le parti del mondo - perché le culture e le abitudini si mischiano e se ne esce sempre arricchiti - quando metti insieme dei fumettisti che vengono da tutto il mondo l'interesse, l'arricchimento ed il divertimento sono di conseguenza su due fronti.
Questo per esempio è quello che succede quando vai a pranzare con dei disegnatori e la tovaglia è di carta:


L'interprete timido del festival: quando Daryl Cagle alla sua conferenza disse che si era accorto che le visite aumentavano sulle vignette dedicate a Janet Jackson perché "Tutti vogliono vedere le enormi tette di Janet Jackson", l'interprete in visibile in difficoltà diceva che "Tutti vogliono vedere Janet Jackson"...

Ed ecco invece la caricatura di Bruno, dalla Francia!
(Per queste ultime due foto, ringrazio il mio amico Allan Cavanagh)

Insomma, un ambiente oltretutto molto stimolante, perché non c'è niente che solletichi di più l'ispirazione e la voglia di disegnare del vedere altri farlo.
Come ad esempio all'esposizione del festival, che montava le tavole su supporti di - boh? - cartongesso sui quali gli standisti e i fumettisti potevano disegnare:



L'esposizione... di conseguenza, la prima volta che è successo questo:


eh, son soddisfazioni!^.^

Altra soddisfazione: eccomi qui insieme alle "signore del fumetto" del festival:

Da sinistra: le mie amiche Gihèn Ben Mahmoud, tunisina da tre anni a Milano, e Marwa Kamel dall'Egitto, una ragazza congolese di cui non ricordo il nome e mi vergogno tantissimo -_-'''', la simpaticissima e gentilissima Jan Eliot dall'America, la - in senso molto buono! - fuori di testa Titane (e spero di aver scritto giusto il suo nome d'arte) dalle Mauritius, io me medesima, e Lena Merhej dal Libano, la vincitrice del concorso!
Ed insieme ad altri vips:

che nell'ordine sono, da sinistra: Marco, editore francese con origini italiane, Monsieur Francis Groux, fondatore nientemeno che del Festival de la Bande Dessinée di Angouleme, una persona estremamente amabile e simpatica, Madame Dalila Nadjem, del Comitato di Organizzazione, io me medesima, il mitico Giuseppe Calzolari direttore della Scuola del Fumetto di Milano, e di nuovo la mia amica Gihèn.


Qua sopra invece mi potete vedere di nuovo con la mia amica Marwa Kamel, disegnatrice egiziana, mentre il monumento che spunta lì dietro merita di essere visto meglio:


Mica male il luogo dove si svolgeva il festival, non vi sembra?

Insomma, questa era solamente la seconda edizione, di conseguenza il tutto era ancora un po' in rodaggio, alcune cose sono da correggere, altre da migliorare, ma è stata in ogni caso un'esperienza davvero bella e utile, professionalmente e "personalmente" (ma si era mica capito??), e penso che con gli anni questo festival, se continua su questa strada, potrà diventare un appuntamento molto importante per il fumetto internazionale. Io nel mio piccolo cercherò di dargli una mano, e poi staremo a vedere...!

domenica 11 ottobre 2009

Il Mare sul tetto rockeggia e rolleggia...:)

Concedetemi di essere immodesta: io, che "Il mare sul tetto" spaccasse, l'avevo sempre pensato...
Linguaggio ggiovine a parte, è una storia di cui mi sono innamorata e nella quale ho sempre creduto, rendendomi conto, certo, che i disegni potevano e dovevano essere migliorati, ma essendo convinta di ciò che racconta, nel dove e nel cosa.
Adesso date un po' un'occhiata a questo linko, e cercate Italie...

http://www.bdalger.net/participants.html

[me la sto tirando un po', mi sa... ihih]


Insomma, martedì si parte!! E poi vedremo un po' come andrà... di certo, la soddisfazione di essere in "finale" non me la leva nessuno!
Incrociate le dita...:)
(C) Gea Ferraris

sabato 9 agosto 2008

Il mare sul tetto - ciò che nessuno potrà mai rubare

Sempre sull'onda dei ricordi, si completa la scena alla mansarda della nonna.
L'albergo dal nome stronzo le ha portato via il suo amato mare, ha accecato quella finestra che incorniciava il suo quadro più bello, il quadro più bello perché non era un quadro.
La nonna ha i suoi ricordi, almeno, ma ha anche la nipotina Sara, che ogni giorno la aiuta portandole un pezzettino del suo mare, una Polaroid scattata subito prima di andare da lei.
E così la nonna ha una specie di mosaico, tante piccole immagini reali da sostituire a quella che nella realtà non può più vedere, tante piccoole immagini reali ad unirsi a quella che lei ricorderà per sempre, quella che nessun albergo extralusso potrà mai rubarle.
Eggià! Non l'avevo ancora detto che "Il mare sul tetto" è solo il titolo "generale", immaginnando altre avventure di Sara e compagnia? Il titolo di questa storia è proprio
Se alla nonna rubano il mare.

lunedì 21 luglio 2008

Il mare sul tetto - ricordi e nostalgia

E così, eccomi di ritorno.
...'ccidenti che bel posto! [E che caldo. Prossima vacanza, paesi del nord, o qualcosa di equivalente, io e il Sole torniamo amici durante la stagione fredda. Oppure paesi caldi, che vanno benissimo anche loro, ma non in luglio. No. (Agosto non è stato neanche preso in considerazione)]
Ora si disfa la valigia e ci si rimette al lavoro, che dopo una settimana di vacanza si fa anche più volentieri... molte idee che frullano in testa e hanno voglia di essere espresse in qualcosa di condivisibile. E bei ricordi che si aggiungono agli altri, e che chissà magari entreranno, letteralmente o simbolicamente, in una storia futura...
ricordi: proprio di questo oggi vorrei parlare.

Il tempo scorre, lo dicevano anche gli antichi, e in questo fluire il futuro diventa presente ed il presente diventa passato. E' questo che ci interessa, ora, quando i momenti che viviamo passano a far parte dei nostri ricordi...
Scene, immagini, suoni, anche odori... a volte prendono di sorpresa, tipo quando ci si ritrova ad ascoltare una canzone legata a qualche periodo della nostra vita, e inaspettatamente ritornano tutte le sensazioni di quando quel passato era presente; a me capita anche con gli odori (essendo stata, con tutta certezza, un gatto, in una mia vita precedente - l'ho già detto? mah... ricordi tanti, memoria poca - io uso molto anche il senso dell'olfatto), tanto che succede spesso che avverta un aroma che mi risveglia una sensazione, senza che io riesca ad associarla a qualche avvenimento.
E c'è la nostalgia. E' naturale che le cose passino (beh, spesso trasformandosi in qualcosa d'altro), è naturale che ripensarci le faccia rimpiangere un po'... in senso buono, un sentimento dolceamaro, da rivivere con un sorriso un po' malinconico, ma non triste, perché anche se è passato quel momento è stato vissuto, e come ricordo ci apparterà sempre...

...ma se quello che si aveva non lo si ha più perché qualcuno o qualcosa ce l'ha portato via...?


venerdì 4 luglio 2008

Il mare sul tetto - il Paesino

Sono giorni pieni di nuove cose... mi sto (ri)abituando a vivere nella mia piccola città, col pensiero che questa volta non ci sarà un ritorno nella gran Milàn ad ottobre... e questo rende la mia vita decisamente meno caotica e più rilassata. La Ele ha appena scritto un bellissimo post su uno dei simboli della grande città, la metropolitana... ed è vero, un viaggio in metro, se si presta un po' di attenzione agli esempi di varia umanità che ci circondano, può diventare qualcosa di davvero interessante, può essere divertente, malinconico, fastidioso...
Io però per carattere amo la città piccola, a misura d'uomo, dove per spostarsi da un luogo all'altro non è necessario prendere i mezzi, ma basta muoversi sulle proprie gambe e nella peggiore delle ipotesi sarà una camminata di un quarto d'ora; la città grande mi piace per una scappata, per vederla con gli occhi dell'"estraneo", di chi non essendo costretto a far fronte alle necessità pratiche di ogni giorno può apprezzarne solo i lati positivi: i grandi spazi, il brulicare di persone, la quantità di belle cose da vedere. Ma a una come me, che fra tutte le stagioni preferisce l'inverno perché è più "intimo", perché il freddo fuori invita a stare in casa, davanti ad un metaforico camino, insieme a chi è davvero vicino al proprio cuore, per vivere non può andare bene che un piccolo centro, raccolto, che si conosce pressoché in ogni angolo.

Di sicuro è anche per questo che "Il mare sul tetto" si ambienta in un paesino, nemmeno una città. A parte l'essere pittoresco, a parte l'ispirarsi ad un paesino che esiste davvero (Cervo Ligure, a due passi da Diano Marina), questo piccole case colorate si possono abbracciare tutte con un solo sguadro, se viste dall'alto... un panorama anch'esso a misura d'uomo, dove di sterminato c'è solo, là in fondo,
il Mare.

martedì 24 giugno 2008

Finito.

Oh accidenti, sì. Finito. Chiuso Photoshop sull'ultima tavola del mio "Mare sul tetto", che adesso è tutto bello pulito e letterato.
Fa un certo effetto, perché finalmente chi lo vorrà potrà conoscere la storia non dal mio racconto, ma leggendolo, facendosi lui le sue idee e le sue impressioni. Facile raccontare un proprio fumetto a parole: si possono spiegare i sottintesi, si possono citare le battute con la giusta interpretazione... glielo spieghi tu al tuo ascoltatore, quello che volevi dire. Ma se l'ascoltatore diventa lettore... lì devi aver realizzato bene quello che avevi in testa: se non hai azzeccato i tempi, la gestualità, le immagini - da sole e in accordo coi testi - puoi aver avuto l'intenzione migliore del mondo, ma questa si è fermata lì, nella tua testa, visibile solo a te. Accidenti che incubo...
In effetti ancora nessuno ha letto il fumetto finito... non ci avevo pensato, e questo mi spaventa un po'... eheh.
...per intanto ecco tavola due.

mercoledì 18 giugno 2008

Il mare sul tetto - Parte Seconda: l'idea diventa storia!

In realtà avevo un'altra fonte d'ispirazione, a cui l'atmosfera respirata a Varazze s'era unita, e che l'aveva completata, e quest'ispirazione veniva dall'ultimo film di uno dei miei registi preferiti, Hayao Miyazaki, maestro nel creare suggestioni magiche e sognanti, racconti che in superficie sono favole ma toccano anche temi profondi. Mi era rimasta impressa la sequenza del Castello errante di Howl in cui Sophie e il Mago camminano nel cielo, galleggiando da un tetto ad un altro... chi non ha mai sognato di volare? Tutto questo bagaglio suggestivo s'installò nella mia testa, aspettando il momento in cui si sarebbe definito ed avrebbe dato il via alla mia storia...

Un pesciolino rosso in una boccia, e la boccia per guardarci attraverso il paesino e le persone, per renderle buffe. Una bambina, a portare in giro la boccia, a vederci attraverso un omino, reso brutto dalla deformazione, ma in realtà ancora più brutto se guardato "al naturale". Omino consapevole del suo aspetto, che perciò ha scelto un mestiere che lo nascondesse il più possibile agli occhi delle persone. La nonna, infine, la nonna della bambina, che per qualche motivo... è triste. Ed è cieca come una talpa, per cui guarda il mondo attraverso degli occhiali tanto spessi che deformano anche loro, come se si guardasse dentro la famosa boccia.

Tutte idee che sembravano presentarmisi da sole, frutto di chissà quali strane ed inconsce associazioni mentali, e rendevano sempre più palpabile quel primo, piccolo fantasmino di idea da cui tutto era partito.
Fino ad arrivare alla storia com'è oggi: il mare, i tetti...



venerdì 13 giugno 2008

Il mare sul tetto - Parte Prima: nasce un'idea...

Due anni fa Ale e io facemmo una delle mie Gite Cariche di Ricordi, e ce ne uscimmo perciò al casello di Varazze.
A Varazze io me ne andavo in vacanza per qualche settimana durante l'estate, quando ero gagna (cioè piccola! E' divertente quando lo dico senza pensarci - qui dalle mie parti si usa abitualmente - e i miei amici di Milano e dintorni sgranano gli occhi e dicono "Cos'è che eri??"). A quei tempi era carina, ma insomma nientediché. Due anni fa, che erano anni e anni appunto che non ci tornavo... s'era fatta proprio bella. Sempre lei, come me la ricordavo, però le case erano ridipinte, restaurate, l'impressione era di una grande cura per riportare il vecchio "budello" a com'era un tempo... caratteristico senza essere cadente.

Ce lo siamo fatto tutto più di una volta, Ale e io, a indicarci le cose più carine; e sarà stata la nuova bellezza di quella via lunga e stretta, saranno stati i ricordi che mi ritornavano alla mente (a partire da immagini e da odori, anche, forse soprattutto), ma c'era un'atmosfera particolare, accogliente, serena e vivace al tempo stesso. Alzo lo sguardo: "Guarda in quel vicolo, quegli archetti che uniscono le case... ce ne sono tantissimi, in quasi tutti i vicoli! Pensa una storia in cui due personaggi abitano in due case una di fronte all'altra, e per incontrarsi escono su uno di quegli archetti!"

E questo è stato l'embrione dell'idea. Quell'atmosfera dolce e vivace, e un archetto a fare da trait d'union fra qualche cosa...
Oh, e il mare, sullo sfondo ma protagonista, protagonista senza essere personaggio.

Un paesino di mare, case rosa e gialle. Gli archetti. L'atmosfera.