Agli Ebrei decisamente non piacciono i cani. Un cane morde, corre dietro alle persone, abbaia. Ed è da talmente tanto tempo che gli Ebrei si fanno mordere, correre dietro o abbaiare contro che, alla fine, preferiscono i gatti.
Almeno, gli altri Ebrei non so, ma il mio padrone dice così.
Io sono il gatto del Rabbino.

Questa è la storia di Moujroum, un gatto color piombo, con due enormi occhi verdi a mandorla che osservano il mondo come solo un gatto sa fare. Un micio dal corpo affusolato, disegnato in modo semplice, grottesco, badando molto a ciò che il disegno deve comunicare, piuttosto che a proporzioni e bel segno.
Poi ci sono il Rabbino e sua figlia, Zlabja, dal nome
che evoca dolci al miele.
Infine c'è il pappagallo, e lui non fa altro che parlare, e parlare, e parlare... senza aver nulla da dire.
Chi pensa che questa sia una storia per bambini, sbaglia. Perché il giorno in cui Moujroum mangia quel noioso pappagallo, il dono che il volatile aveva, e che sprecava, passa al gatto:
la Parola.
Non la parola vuota di chi, appunto, non ha nulla da dire. Zlabja l'aveva intuito solo guardandolo negli occhi: il gatto di cose da dire ne ha moltissime, e nessuna è buttata al vento, nessuna è casuale. Così la Parola diventa dono e dannazione.
Ciò che avviene dopo è al tempo stesso divertente e profondo, irriverente ed estremamente saggio. Moujroum è la voce della nostra coscienza, la voce della sincerità contro qualsiasi ipocrisia, ha l'indole scherzosa e la schiettezza trasparente di un bambino unita alla conoscenza del mondo e alle opinioni su di esso di un adulto.
Si parla di Verità, di Amore, di Fede, di Dio, in un modo leggero e profondo, laico, estremamente umano, e comunque permeato di saggezza, rendendo questo libro affascinante e piacevole, una lettura che diverte e fa anche riflettere, su temi tutt'altro che lontani dalla vita di tutti i giorni.
Per chi da una storia scorrevole e divertente si aspetta anche un secondo livello di lettura, carico di spunti di riflessioni profondi e coinvolgenti.
Il Gatto del Rabbino, testo e disegni di Joann Sfar, edizioni
Rizzoli 24/7