martedì 3 febbraio 2009

Elovun


(C) Gea Ferraris
Metti un pomeriggio di sole, il primo che sembri primavera, non importa che non lo sia davvero, o che viceversa invece sì. È sufficiente che lo sembri, così si può finalmente lasciare a casa il giubbotto, e sedersi sul prato col naso piantato all’insù non fa più gelare il sedere.
Se poi sei bambino, su quel prato ti ci rotoli fino a impanarti d’erba, (tanto passeranno anni prima che ti possa – o ti debba – interessare cosa siano i programmi della lavatrice). E salti e giochi e ti picchi scherzosamente con gli amici, così quando sei stanco è ancora più bello starsene lì con la schiena a terra e il naso in su, mentre il respiro si calma.

Guarda che cielo che c’è oggi pomeriggio.

Quante cose sono le nuvole? Tutto quello che vuoi, probabilmente, e di certo anche qualcosa d’altro a cui ora non stai pensando, ma che qualcun altro in altri spazi e altri tempi ha pensato sta pensando o penserà.

«Quello è un coniglio, con le orecchie luuuunghe!»
«…aspetta, aspetta, dove?»
«Un pochino lì a destra, proprio sopra il salice, lo vedi? »
«Uh sì, eccolo! È vero, ha proprio le orecchie lunghe! L’hai visto, Tommy?»

Non è che Tommy sia antipatico. Però è tanto tanto timido, l’ha detto anche la maestra: “Dovete aiutare Tommy ad essere vostro amico, perché per lui non è facile”. Così gli altri bambini, un po’ per bontà, un po’ per curiosità verso quel bambino così strano, lo chiamano a giocare con loro. E lui partecipa ai giochi… solo che lo fa sempre a modo suo.

«A me sembra un topo capovolto»

L’avevo detto o no che giocava a modo suo? E al gioco delle nuvole Tommy vedeva oggetti e animali come tutti gli altri bambini… però li vedeva a testa in giù (era rimasto famoso quel dittafono capovolto di fine luglio, un po’ perché era stata la prima volta che avevano giocato insieme a guardare il cielo, un po’ perché nessuno dei bambini aveva idea di che diavolo fosse un dittafono).

Ah, ma stavolta sono preparati. Si scambiano occhiate d’intesa pronti a scambiare anche il punto di vista di Tommy. La logica è cristallina: se Tommy vede tutto capovolto, non potendo capovolgere il cielo sarà più che sufficiente e non molto difficile capovolgere Tommy stesso.
Lo aiutano a reggersi in equilibrio sulla testa, tenendogli le caviglie e le gambe. E sono contenti, perché finalmente anche Tommy vedrà come vedono loro; certo, messo così con le gambe per aria non potrà vedere il “loro” coniglio. Ma potrà vedere nel verso giusto almeno il suo topolino.

«Allora, che dici? Ora vedi il tuo topolino diritto. vero?»

«Ehm, no. Però vedo il vostro coniglio».


9 commenti:

Anonimo ha detto...

Gea!! Un altro bel racconto!! Sei un pozzo senza fondo..occhio che nessuno ci caschi dentro!
Beppe

Anonimo ha detto...

Ancora prava ciea!! molto tifertente!! E' molto carino il ciofane tommy..mi dai il suo indirizzo?
JOSEPH R.

AleLav ha detto...

Gea bellissimo il racconto... il titolo però è geniale XD

Gea ha detto...

grazie grazie (e crazie e crazie)!:)

tina ha detto...

yeah gea... sempre molto poetica... bello davvero

Cube in the desert ha detto...

Io ogni volta che vengo qui m'incanto **

Baldo ha detto...

Bel disegno e eracconto ancora più bello!!!
(ciao "cubetto". E' colpa sua se sono qua)

BlackSand ha detto...

Che tenerezza il racconto... che voglia di tornar bambino per poter guardare le nuvole nei pomeriggi di primavera

GiD ha detto...

Davvero un bel racconto... vale la pena leggerlo anche solo per capire il titolo =)